La vocazione di Annibale alla guerra nasce con l’episodio che segnò la fine della sua infanzia: il giuramento di odio eterno per il popolo romano.

Il generale Amilcare, in procinto di partire per la Spagna, cedette alle richieste del figlio, Annibale, di soli nove anni, che voleva seguirlo con l’esercito. Così Amilcare lo fece avvicinare all’altare dove stava compiendo il sacrificio per propiziare il buon esito della spedizione e lo indusse a giurare odio eterno verso i Romani.

Questo giuramento rappresentò per Annibale un’eredità morale: il rifiuto di sottomettersi alla supremazia di Roma e la consapevolezza profonda di una missione che solo lui poteva compiere.

Egli si imbarcò con suo padre verso Gades e poi verso la Spagna, dove trascorse l’adolescenza e la giovinezza in mezzo ai soldati, ricevendo un addestramento tale da fargli conquistare vigoria e resistenza fisica straordinarie.

Raramente qualcuno nel lasciare la patria per andare in esilio apparve mai tanto triste quanto si racconta sia stato Annibale nel partire, abbandonando una terra nemica. Si dice che spesso si sia voltato indietro a guardare le coste dell'Italia, accusando gli dei e gli uomini…

(Livio XXX, 7-8)